GESTIONE FORESTALE SOSTENIBILE

La definizione corrente di gestione forestale sostenibile, adottata nel 1993 dalla Conferenza Ministeriale per la Protezione delle Foreste in Europa, è “la gestione e l’uso delle foreste e dei terreni forestali nelle forme e ad un tasso di utilizzo che consentano di mantenerne la biodiversità, produttività, capacità di rinnovazione, vitalità e potenzialità di adempiere, ora e nel futuro, a rilevanti funzioni ecologiche, economiche e sociali a livello locale, nazionale e globale, senza comportare danni ad altri ecosistemi”.

 

La superficie forestale nel nostro Paese ha raggiunto i 10,9 milioni di ettari ed è cresciuta di quasi il 6% rispetto al 2005. Negli ultimi trenta anni i boschi hanno conquistato oltre 3 milioni di ettari e oggi coprono un terzo della nostra penisola. La crescita delle nostre foreste non è però il risultato di politiche mirate o di strategie per la conservazione della biodiversità quanto, piuttosto, dell’abbandono di territori che sono stati persi alla pratica agricola, quella di montagna in particolare, e di un più generale abbandono e spopolamento di aree interne e di economie locali che oggi non hanno un futuro.Il bosco si è “impossessato” di prati d’alta quota dove le vacche non vengono più portate a pascolare, di terrazzamenti non più manutenuti e di terreni incolti da decenni, che hanno prodotto paesaggi modificati a causa dell’abbandono.

 

L’abbandono delle aree rurali ha prodotto, nei fatti, una crescita quantitativa a cui non ha corrisposto sempre una maggiore qualità del bosco e del paesaggio forestale, perché all’aumento della densità forestale ha corrisposto una forte riduzione del sottobosco, utilizzato anche per molte produzioni forestali non legnose che sono andate disperse. I nostri boschi, dunque, non sono in grado di produrre una efficace protezione del suolo, producono poco e non sempre offrono una reale garanzia di efficace conservazione della biodiversità. Abbandono, politiche di riforestazione sbagliate e ritardi nella gestione forestale sostenibile ci restituiscono un patrimonio forestale che oggi ha bisogno di un nuovo progetto culturale e politico che metta al centro la montagna, le aree interne e le condizioni di vita di questi territori. Occorre partire dal nuovo ruolo che possono svolgere le popolazioni residenti per prevenire il dissesto idrogeologico e frenare gli effetti del cambio climatico, prevenire gli incendi boschivi e le patologie parassitarie che devastano e colpiscono i nostri boschi, ridurre la perdita di biodiversità e garantire i servizi ecosistemici, costruire una nuova e buona economia attraverso la valorizzazione e gestione della risorsa bosco.

 

Lo sforzo che dobbiamo compiere è quello di imboccare la strada della gestione forestale sostenibile (GFS), un modello in cui la gestione e l’uso delle foreste e dei terreni forestali avviene nelle forme e ad un tasso di utilizzo che consentono di mantenerne biodiversità, produttività, capacità di rinnovazione, per adempiere, ora e nel futuro, a rilevanti funzioni ecologiche, economiche e sociali, a livello locale, nazionale e globale, senza comportare danni ad altri ecosistemi. Valorizzare il ruolo del bosco significa, infatti, essere consapevoli di quanto siano importanti le foreste, che forniscono ossigeno, cibo, principi attivi farmaceutici e acqua dolce, contrastano la desertificazione, aiutano a prevenire l’erosione del suolo, e svolgono un importante funzione come la stabilizzazione del clima contro il surriscaldamento globale, assorbendo ogni anno 289 miliardi di tonnellate di anidride carbonica e fungendo da depositi naturali di carbonio.

 

L’Italia, in questo contesto, deve fare fronte a un problema specifico: solo il 30% della nuova superficie boschiva che cresce ogni anno nel nostro Paese viene utilizzato. Ogni anno quindi per 100 nuovi alberi che crescono se ne tagliano 30, determinando una crescita della biomassa a un ritmo del 70% all’anno. In Europa si preleva con percentuali molto più alte, dal 60 al 90% della nuova biomassa che cresce. Oltre a migliorare le utilizzazioni forestali, secondo i criteri di GFS, un altro tema che dobbiamo affrontare è quello del ricorso all’importazione dall’estero di prodotti forestali. La nostra industria del legno è la prima in Europa, e gli arredamenti made in Italy sono apprezzati in tutto il mondo, ma a fornire la materia prima sono soprattutto i nostri vicini: Francia, Slovenia, Austria, Croazia e Svizzera. Siamo il primo importatore al mondo di legna da ardere, pellet e cippato con una spesa che si aggira intorno a 1 miliardo di euro all’anno.

E’ necessaria, quindi, una proposta per il made in Italy per le foreste e la filiera boschiva che valorizzi le risorse nazionali attraverso una gestione anche economica delle nostre foreste.

 

Per valorizzare in maniera sostenibile le nostre foreste occorre risolvere alcune questioni strutturali e normative che frenano un settore capace di esprimere grandi potenzialità, soprattutto per quanto riguarda il ripristino e la valorizzazione degli ecosistemi ago-forestali e l’uso efficiente delle risorse e del paesaggio, attraverso i quali promuovere una economia a basse emissioni di carbonio. Si tratta di superare le sovrapposizioni, le lacune di competenze e la mancanza di normative, semplificare e rendere trasparenti le procedure, insediare una regia nazionale forte in un settore chiave per l’economia e l’ambiente. Pur essendo ricchi di patrimonio boschivo non riusciamo a mettere in campo una strategia nazionale (basti pensare che il ministero competente, il MIPAAF non ha ancora una direzione che si occupi di foreste), nè riusciamo a coglierne il ruolo che svolgono le foreste per la tutela della biodiversità o ampliarne l’utilizzo nel settore della bioedilizia e degli acquisti verdi.

 

Un punto di partenza dovrebbe essere la valorizzazione del patrimonio forestale pubblico, considerato che nel nostro Paese il 32,4% dei boschi è di proprietà dello Stato, delle Regioni o dei Comuni. Partendo da questa base può essere immaginato un vero e proprio progetto per le foreste d’Italia, con cui stimolare anche la partecipazione dei privati, da inserire in un quadro di gestione multifunzionale che assicuri la tutela e la qualità delle risorse naturali legate al bosco (suolo, acqua, aria, paesaggio), ne garantisca il ruolo sociale, economico e ambientale e coinvolga le comunità locali in una strategia di sostenibilità per il lungo periodo. Secondo i dati del Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Territoriale, che ha analizzato il nostro patrimonio forestale, oltre l’80% della superficie boschiva nazionale interessa le aree interne periferiche ed ultraperiferiche del Paese, ed è al contempo interessata per il 70% da aree naturali protette. Territori quindi che hanno bisogno sia di strategie di conservazione della biodiversità che di politiche attive per frenare lo spopolamento e l’abbandono di attività economiche.

 

Accanto alle buone pratiche, si stanno sviluppando strategie e politiche su cui i Parchi, ad esempio, da tempo si misurano con alterni successi, ma che oggi trovano nuovo vigore grazie alle politiche europee per la tutela della rete natura 2000 (PAF-Prioritized Action Framework) che richiedono l’attuazione di metodi e modelli avanzati di valorizzazione dei servizi ecosistemici, a partire dai crediti di carbonio. Occorre riconoscere ai proprietari di boschi pubblici il diritto di proprietà dei crediti di carbonio emessi, a fronte di comportamenti virtuosi di tutela e manutenzione del loro patrimonio forestale. L’assenza di qualsiasi forma di remunerazione per l’importante servizio di sink svolto nelle proprietà forestali (soprattutto quelle pubbliche), infatti, ha privato di una risorsa importante i piccoli comuni che basavano parte consistente delle loro entrate sui tagli boschivi, oggi vietati dalla consapevole qualità ecologica, paesaggistica e ambientali di questi patrimoni.

 

La proposta, concreta, è quella di premiare la gestione sostenibile dei boschi pubblici riconoscendo a queste comunità, che svolgono una funzione di mantenimento di questo patrimonio, un valore economico in termini di fiscalità di vantaggio e un ristoro in termini di nuove politiche pubbliche che devono interessare questi territorio.Per rispettare la multifunzionalità del bosco e garantire la risorsa forestale nel tempo, è fondamentale, inoltre, una pianificazione e gestione forestale sostenibile che valorizzi l’uso del legno in edilizia e nei settori del risparmio energetico, interrompa le filiere di valore concentrate solo sull’uso energetico per i grandi impianti di biomassa, e promuova le esperienze di filiera corta, che incentivano anche l’uso domestico di biomassa locale, con l’uso di camini ad alta efficienza.

La sfida di oggi è quella che deve vederci impegnati nella promozione della certificazione forestale, che garantisca standard etici e ambientali, la pianificazione e l’utilizzo sostenibile dei prodotti del bosco e del sottobosco, la crescita di filiere boschive con cui contrastare il lavoro nero, l’illegalità e la scarsa pianificazione della “risorsa bosco” nel nostro Paese.